Il Principe innamorato

C’era una volta, tanti anni fa, un principe. Era un giovane forte e coraggioso, ma dall’animo dolce e sensibile. Studiava le stelle. Aveva costruito un potentissimo cannocchiale e passava le sua notti a fissare il cielo infinito sognando ciò che solo un principe romantico avrebbe potuto sognare. Desiderava scoprire una stella per darle un nome e innamorarsi di una ragazza bellissima e speciale, buona, gentile e generosa con tutti.

A questo pensava nelle sue lunghe notti insonni, con lo sguardo perso lassù, dove i sogni ad occhi aperti si confondono con la realtà e non hanno fine: sognava un amore, viaggi ed avventure. Proprio mentre si era incantato ascoltando i suoi pensieri, nel cielo apparve una scia luminosa che lo aveva attraversato nel tempo di un respiro. Il principe puntò subito il cannocchiale cercandola nell’infinito.

Questo no, non l’aveva sognato: verso la linea dell’orizzonte si vedeva ancora nitidamente un bagliore, come se fosse la coda di quella stella misteriosa scesa vicino alla Terra. Facendo mentalmente due calcoli astrali, in base alla sua velocità e alla curvatura della scia, giunse rapidamente alla conclusione che la stella stava percorrendo la superficie del mondo. Era come se stesse cercando un posto dove posarsi dolcemente, rallentando sempre più la sua corsa.

Il principe guardava attraverso la lente del cannocchiale senza riuscire a staccarsene. Fu proprio allora che, fra stelle sorridenti e seri quesiti scientifici, fece un’altra scoperta. Per un lungo attimo aveva cercato di mettere a fuoco l’immagine, di distinguerne il profilo, fino a quando non ebbe più dubbi: era quello di una ragazza bellissima, con dei lunghi capelli, raccolti in una coda, e dal sorriso che scintillava da lontano.

Stava volando a seguito della stella. Il cuore del principe ebbe un sussulto e quasi gli mancò il respiro. Per un attimo ebbe l’impressione che i loro sguardi si fossero incontrati seppur così lontani l’uno dall’altra. Si era forse innamorato? Ma sì, la amava. Era lei. Non aveva dubbi. Era la donna che aveva sognato e desiderato accanto a sé per gli anni a venire. Doveva conoscerla, incontrarla, corteggiarla e sposarla. Sarebbe partito! Sarebbe andato a cercarla e magari a salvarla, se era in pericolo! Avrebbe affrontato ostacoli e percorso sentieri impervi, ma senza altra meta che lei.

Non fu facile convincere il re e la regina, i suoi genitori, che sarebbe dovuto partire d’urgenza e che, quindi, non avrebbe partecipato al gran ballo organizzato in suo onore per fargli conoscere tutte le fanciulle del regno! Ci andasse suo cugino, che era ancora da maritare: lui una ragazza da sposare l’aveva trovata. Cominciò a preparare i bagagli e l’attrezzatura mobile che gli sarebbe servita per scrutare il cielo durante il viaggio. Scrisse due lettere ai suoi migliori amici, principi di regni vicini e le spedì in volo, assicurate alle zampe di due colombelle.

I tre erano legati da una forte amicizia che li rendeva quasi fratelli; erano complici l’uno dei progetti degli altri. Quando ebbero ricevuto la missiva ognuno dei due principi meditò sul da farsi. Conoscendo la testardaggine dell’amico provare a scoraggiarlo dall’intraprendere quell’avventura sarebbe stato inutile. E del resto come avrebbero potuto lasciarlo partire da solo? Seguendo le indicazioni astronomiche contenute nella lettera, erano riusciti ad individuare con i loro cannocchiali quel puntino lontano, la stella.

Diventava sempre più piccola di minuto in minuto, in movimento com’era, a quella velocità. Della ragazza misteriosa che aveva stregato il cuore del loro amico, però, non c’era traccia. Il principe, dal canto suo, era impegnato a preparare i bagagli e a tenere a freno i pensieri, che galoppavano verso le fantasie su ciò che lo avrebbe aspettato in quel viaggio. Immagini e sentieri passavano per la sua mente, ma il volto di quella ragazza era ormai stampato chiaramente nel suo cuore.
La mattina della partenza tutto era pronto e anche il principe era pronto a cominciare il suo viaggio quando perse quasi di vista la luce della stella, che era diventata fioca e debole tanto lontana che era.

<Ehi, aspetta! Ci sono anch’io! Non avrei potuto lasciare solo un amico in quest’avventura!> disse uno dei due principi amici, giunti fino a lì dai loro regni.
aggiunse l’altro giunto nello stesso momento.
I tre si abbracciarono, salutarono i propri cari e la gente che era accorsa intorno a loro. Sulla groppa dei loro tre cammelli non sapevano ancora quanto sarebbe stato lungo il viaggio. Galopparono per giorni e notti, senza fermarsi mai. I giorni divennero mesi e la stella era ancora lontana.

Attraversarono deserti, oltrepassarono montagne e affrontarono un mare che era sembrato infinito. Visitarono regioni e città e ne conobbero le genti. Al loro passaggio si radunava la folla che ascoltava la loro storia. C’era chi li sfamava, chi gli offriva un giaciglio per la notte, chi silenzioso si univa a loro per andare verso il luogo dove la stella si sarebbe posata. Con i loro cannocchiali, i tre principi mostravano alla gente radunata festante intorno a un fuoco la scia della stella, lontana all’orizzonte; incantavano i bambini con i racconti delle avventure che avevano affrontato e discorrevano sui pericoli che ancora avrebbero corso.

Ogni volta che narravano la loro storia, si appassionavano a quelle parole che sapevano di viaggio, di miti e leggende mai udite, e mostravano i doni che avevano portato dai loro regni ormai lontani per la misteriosa fanciulla: oro per onorarla, incenso e mirra per profumare persino l’aria che respirava. Con il loro esempio rappresentavano la costanza, il coraggio e la speranza che si fa fede, quando, come loro, non smetti mai di credere nella verità della tua meta. La gente ascoltava come se fosse una fiaba, ammirava la grande amicizia che li univa e ben presto si affezionò al viaggio di quei tre misteriosi uomini, così com’erano diventati con il passare dei lunghi anni trascorsi.

Le loro barbe erano divenute ormai folte, i loro visi adulti. Le loro vesti e i loro modi tradivano nobili origini, e le loro conoscenze stupivano chi incontravano come se fossero degli stregoni. Qualcuno li chiamò i Re Magi, e ovunque nel mondo si diffuse il racconto del loro viaggio. C’era chi li attendeva, chi gli lasciava pane e frutta fuori dall’uscio di casa e chi chiedeva loro di portare il suo messaggio alla stella che stava scendendo sulla Terra. Passo dopo passo, percorsero tutte le strade del mondo. Ormai avevano usato tutte le loro conoscenze e le loro forze. Un giorno, stremati, si guardarono per la prima volta scoraggiati.

Dietro di loro si era creato un seguito di tutte quelle persone che li avevano seguiti, verso un puntino che ammiccava dal cielo. Ognuno aveva portato con sé la propria speranza e si era accodato ai Magi credendo ai loro e ai propri sogni, nella ricerca di una vita e di un mondo migliore. Quasi senza più fiducia, i principi alzarono gli occhi al cielo. In quel preciso istante un bagliore illuminò la notte e un vento caldo alzò la sabbia dal terreno. La scia della stella sembrò muoversi nell’aria come la chioma della ragazza vista dal principe tanti anni prima e che così tante volte aveva descritto.

disse, e i cammelli, guidati dai tre amici, si rimisero in marcia verso quella meta che all’improvviso era ridiventata non solo un miraggio, ma stava indicando un luogo preciso. La stella, che aveva viaggiato insieme a loro, si era infatti fermata. I nostri principi marciarono ancora giorni e notti, che sembrarono più lunghi degli anni passati, prima di poter arrivare in una radura dove molte persone attorniavano una grotta. In alto, proprio sopra le loro teste, c’era la stella a riposarsi con la sua coda fluente. Con il cuore che batteva forte, i Re Magi scesero dai cammelli. Da quando erano partiti nulla nei loro animi era cambiato: erano rimasti coraggiosi e generosi, forti e puri, saggi e ingenui.

Percorsero l’ultimo tratto di strada trattenendo le lacrime per la felicità, dandosi affettuose pacche di spalla l’un l’altro e commossi abbracci. La grotta aveva un’apertura da cui usciva una luce fioca. All’interno un bue e un asinello; poco più in là una giovane donna bellissima e suo marito con un bambino in fasce fra le braccia. I tre Magi rimasero stupiti e chiesero scusa per essere piombati lì a quell’ora della notte. Le tre persone davanti a loro emanavano un profumo di tenerezza e di famiglia. Mentre si avvicinavano, come rapiti, la luce sembrava diventare luminosa quanto quella che proveniva dalla Stella Chiomata. I tre si inginocchiarono e chinarono il capo, d’istinto.

Frugarono nei mantelli e trovarono gli scrigni che contenevano i doni che avevano portato per la fanciulla e che avevano custodito per tutto quel tempo. Guardandosi un attimo, tutti e tre insieme li porsero in dono al bambinello, dicendo:
<…incenso…>
<…e mirra!>.
A uno a uno, tutti coloro che li avevano accompagnati fecero lo stesso, avvicinandosi commossi al piccolo che era stato adagiato nella mangiatoia e offrendo ciò che avevano portato con sé.

I tre principi si abbracciarono ancora un volta e poi lo sguardo venne rivolto all’amico che per tutto quel tempo non aveva smesso di amare la sua fanciulla volante. Mai era passato un giorno senza che lui ne ricordasse il volto, i lunghi capelli e quello sguardo ipnotizzante, ma di lei non c’era traccia e temevano, in un momento così bello, di veder nascere la delusione sul suo volto.
<Aspettate!> dissero ad un tratto in coro. .

Il principe respirò profondamente; ringraziò gli amici per averlo accompagnato in quell’avventura, in quel viaggio da narrare a tutti i popoli, verso quell’evento che era di per sé tanto meraviglioso da portare un seme che, ne era sicuro, avrebbe cambiato il mondo e si mise a cercare tra gli occhi dei presenti quello sguardo che tanti anni prima lo aveva stregato e che lo aveva portato fino a lì. Appoggiata a una scopa stava una signora, con i capelli non più in una coda, ma raccolti sulla nuca, che rivolgeva sorrisi a tutti.

Per un attimo lei si voltò e lui vide in quegli occhi il nero dello spazio, delle notti passate ad aspettarla e lo scintillio di tutte le stelle del cielo. Era lei, e quell’amore sognato divenne realtà.
Si racconta che da anni e anni i due innamorati e i fidati amici si diano appuntamento in quella notte in quello stesso luogo. Strada facendo, sono tanto felici che lasciano doni a chiunque, ogni volta, aspetti di vederli passare in viaggio, al seguito di quell‘astro che, ogni anno, appare accompagnato da una chioma luminosa: la stella cometa.

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