Mad Fellaz - Hollow Shell | gioco.com | music hits!

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Mad Fellaz – Hollow Shell 5/5 (1)

Gruppo di assoluto spessore dell’odierno panorama progressive italiano e non solo, i Mad Fellaz propongono musica originale senza accettare compromessi ai fini commerciali.

MAD FELLAZ è una band indipendente di Bassano del Grappa (VI) che propone brani interamente originali autoprodotti.
I pezzi nascono dalle forti suggestioni dei grandi del passato come King Crimson, Gentle Giant, Pink Floyd, Banco del Mutuo Soccorso, Yes, Jetro Tull ma anche di band recenti come Opeth, Porcupine Tree,Tool.Beardfish e tanti altri. Sebbene le influenze principali provengano dunque dal progressive-rock, i Mad fellaz rifiutano di cristallizzarsi in un genere già codificato e accolgono il genere nella sua natura profonda, quella dell’evoluzione e della ricerca continua che è il risultato di una commistione di diversi stili (rock, blues, fusion, jazz, classica, metal, latina o tribale…) con l’obiettivo di creare musica indipendente e innovativa.

Mad Fellaz è un gruppo di giovani musicisti che nasce nel 2010 come trio sperimentale ancora anonimo formato da Paolo Busatto ed Emanuele Pasin alle chitarre elettriche e Marco Busatto alla batteria. Presto si uniscono Carlo Passuello al basso, Enrico Brunelli alle tastiere e synth e Rudy Zilio al flauto traverso, clarinetto e synth a fiato.
Nell’ agosto del 2012 la band registra una demo contenente La giungla, un composizione di 15 minuti caratterizzata dalla comprensenza del linguaggio rock e delle ritmiche tipicamente tribali, che creano una tensione dinamica ed emotiva molto coinvolgente.Nel maggio 2013 i Mad Fellaz incidono il loro primo album (omonimo) che include cinque pezzi per una durata totale di un’ora. Due lunghe suite (Il colpevole pt.1, Il colpevole pt.2) seguite da un breve pezzo in stile poliziesco (Banda Scavejoni) che spezza il ritmo del disco. Poi un brano dalla sonorità bluesy (White Widow) e infine La giungla. L’album ha riscosso molto successo con la vendita diretta di circa 700 copie, mentre altre 300 copie circa sono state vendute all’estero (Giappone, Russia, USA, Olanda, Germania, Francia ecc..) tramite il sito web del negozio di dischi “Pick Up”.
Il disco è stato menzionato nel libro Rock Progressivo Italiano 1980-2013 (Arcana Editore) scritto dall’esperto Massimo Salari pubblicato nel novembre 2015. Mad Fellaz è stato inoltre recensito positivamente all’inizio del 2014 dalle celebri riviste Rock Hard e Rockerilla, e dal sito web Prog Archives, uno dei siti progressive più seguiti al mondo.Nel corso del 2014 la formazione si allarga ed evolve. Al posto di Emanuele Pasin subentra il chitarrista metal Jason Nealy; si inseriscono poi nell’organico le percussioni di Lorenzo Todesco e la voce di Anna Farronato. La band al completo dunque inizia a lavorare al nuovo progetto, il secondo album, intitolato appunto “MAD FELLAZ II”, registrato nell’ottobre 2015 presso il New Sin Studio (Loria, TV) di Luigi Stefanini e pubblicato nel febbraio 2016.

L’album viene attualmente trasmesso in radio progressive rock di Olanda, Regno Unito, Francia, Italia, California ed ha ottenuto ottime recensioni da parte di esperti del settore come Owen Davies (per DPRP Olanda), Riccardo Storti (fondatore e coordinatore del Centro Studi per il Progressive Italiano di Genova), scrittore dell’appena pubblicato “Prog Rock! 101 dischi dal 1967 al 1980 “, Athos Enrile, Stephane Mayere (per la rivista francese Koid9) e la giapponese Yoshiko Progrena.

MAD FELLAZ II

Il senso di libertà assoluta è ciò che si percepisce in questo disco della durata di quasi un’ora, suddivisa su 7 brani dalla lunghezza fuori standard, testimonianza di come la lunga distanza sia la più favorevole alla band per il singolo racconto musicale. La differenza più evidente rispetto al primo capitolo discografico, interamente strumentale, è rappresentata dall’introduzione della voce, quella di Anna Farronato, che caratterizza un’intera produzione pur inserendosi in strutture già pronte.
Il pezzo d’apertura, Hollow Shell, introduce l’ascoltatore all’universo ritmico in cui nascono e crescono le composizioni della band attraverso il dialogo simbiotico di batteria e percussioni. Blood Pressure I, come il più dolce ma ingannevole canto delle sirene, avvolge con delicatezza l’ascoltatore prima che rimanga travolto dall’impetuosa Blood Pressure II , corpo centrale dell’album dalla durata di poco meno di 15 minuti.
Me gusta regala una vertigine tutta latina dal retrogusto jazz: percussioni che cantano e chitarre che battono il tempo, mentre i fiati si inerpicano su solide linee melodiche.Dalla durata di 11 minuti, O.V.O (Of Virtual Omniscience) esprime l’essenza dello stile della band, amalgamando elementi completamente diversi: una trama pianistica serrata, severa, contrappuntistica, liriche sognanti, la ritmica aggressiva di sapore Crimsoniano e la coralià delle parti strettamente intracciate sotto la guida del direttore d’orchestra (Paolo Busatto).
Moslem Sabbath è il brano dalla sonorità più cupa e dura dell’intero album con un incalzante riff iniziale riconducibile al primo periodo degli svedesi Opeth e una seconda parte costrituita su un arpeggio predominante di chitarra che ricorda lo stile chitarristico di John Mclaughlin e della sua Mahavishnu Orchestra.
Il finale, Meet the Gooroo, varca il confine di una certa ortodossia prog per toccare ambiti più espansi con un riff minimal e ripetitivo dal sapore moderno e post-prog.

Marco Busatto : Drums
Paolo Busatto : Guitar
Carlo Passuello : Bass
Enrico Brunelli : Keyboards
Rudy Zilio : Synth – flute – clarinet
Lorenzo Todesco: Percussions
Luca Brighi : vocals
Ruggero Burigo : guitar



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